SICILIA | LA TRADIZIONE DELLA FESTA DI SANT’AGATA

La festa di Sant’Agata è sicuramente uno dei momenti più attesi dai cittadini di Catania e non solo. Infatti, durante la settimana dal 2 al 6 febbraio tantissimi curiosi e fedeli giungono nella città ai piedi dell’Etna per vivere l’atmosfera e le sensazioni della terza festa religiosa più importante del mondo!

Ma da dove nasce il culto di Sant’Agata?

La santa patrona di Catania è fra i primi martiri della cristianità. Si dice che visse nella città etnea nel III sec. d.C., al tempo dell’imperatore Decio. Figlia di una famiglia patrizia locale, fu martirizzata per volere del proconsole Quinziano poiché non volle abiurare la propria fede e cedere alle lusinghe del proconsole. Fu il popolo catanese che, impressionato dai supplizi che pativa la concittadina, insorse cercando di salvarla dal carcere. Purtroppo, però, il tentativo fu vano e Agata morì per il dolore dei martiri dei carboni ardenti e dell’asportazione del seno.

Ma da quando i Catanesi festeggiano Sant’Agata?

Sant’Agata è fra le sante più venerate nella cristianità e fra le poche ad essere riconosciuta sia nel cristianesimo occidentale sia nell’orientale. Questo perché nel 1040 le sue reliquie vennero trafugate dal bizantino Giorgio Maniace e condotte e Costantinopoli, dove restarono fino al 1126. In questa data due militari della corte imperiale riportarono i resti di Agata nella città dell’Etna, approdando la notte del 7 agosto.

Da quella data i catanesi iniziarono le processioni annuali in onore di Sant’Agata. Ancora oggi, oltre alla tradizionale festa del 5 febbraio, il 7 agosto si celebra quella che i locali conoscono come “Sant’Agata d’Agosto”. In quest’occasione, lo scrigno ed il busto reliquiario vengono portati in giro per una breve processione che interessa piazza Duomo e le zone limitrofe.

Ma la festa di febbraio racconta senza dubbio l’amore dei catanesi per la loro Santuzza.

Se per il calendario gregoriano Sant’Agata è il 5 febbraio, a Catania le celebrazioni religiose e civili iniziano ai primi di gennaio per concludersi il 12 febbraio con la cosiddetta “uscita dell’ottava”.

Sono però il 3, 4 e 5 febbraio i giorni più importanti della festa.

Il 3 febbraio è dedicato alla tradizionale offerta della cera da parte dei devoti e delle autorità civili, che sfilano sulla carrozza del sanato.

Negli ultimi anni, la figura delle ‘ntuppatedde accompagna la sfilata delle 12 candelore, rappresentanti ciascuna una corporazione d’arti e mestieri.

Le ‘ntuppatedde erano un’usanza diffusa fino alla metà del XIX secolo, citata anche da Verga, legata al fatto che alle donne era concesso uscire da sole durante i giorni della festa. Oggi, le ‘ntuppatedde sono delle donne che, durante la processione delle candelore, rallegrano il clima con balli e racconti della festa.

Se la giornata del 3 febbraio si chiude con i maestosi fuochi d’artificio di Piazza Duomo, la mattina del 4 si apre con la messa dell’Aurora, che culmina con l’uscita del busto reliquiario di Sant’Agata dalla cattedrale, il suo collocamento sul fercolo e l’inizio della prima lunga processione per la città, che arriva a durare quasi 24 ore.

Il primo giorno di processione, il 4 febbraio, si svolge il giro esterno – detto così perché riprende in parte il tratto della cinta muraria della città antica.

Durante la processione, Sant’Agata ripercorre le tappe del suo martirio.

Sopra piazza Stesicoro il fercolo si ferma dinanzi alla chiesa di San Biagio, nota come Sant’Agata alla Fornace perché qui venne innalzata la fornace che doveva bruciare il corpo della fanciulla. Accanto si trova la chiesa di Sant’Agata al Carcere, così chiamata perché questo fu, secondo la tradizione, il luogo del carcere agatino; a seguire la processione arriva a Sant’Agata la Vetere, dove avvenne il martirio dell’asportazione del seno.

L’ultimo giorno di processione inizia nel tardo pomeriggio e va avanti per l’intera nottata, con quello che è detto giro interno. Da piazza duomo, le candelore e la santa risalgono via Etnea fino alla villa Bellini, continuano per via Caronda, per poi ridiscende da via Etnea passando da piazza Cavour.

Il momento di maggior partecipazione in quest’ultima giornata è la salita di via Sangiuliano, che fino a qualche anno fa si svolgeva correndo. Al termine della salita, l’ultima tappa prima del rientro in cattedrale è il coro delle monache di clausura di San Benedetto. Le monache si affacciano sulla scalinata della chiesa via Crociferi ed intonano un coro alla Santuzza, protettrice della città di Catania.