SICILIA | La terra dei miti e delle leggende

Dovunque viva un popolo, lì nasce una storia. Che dire quindi della Sicilia, terra in cui hanno vissuto  Greci, Romani, Arabi, Svevi, Normanni, Francesi e Spagnoli? Ognuno di questi popoli ha lasciato una profonda traccia nella cultura popolare siciliana, una storia per raccontare qualcosa di questa grande isola mediterranea.

Furono i Greci i primi che trasferirono un proprio dio dall’Olimpo al vulcano attivo più alto d’Europa: l’Etna divenne la fucina del dio del fuoco, Efesto, figlio di Zeus ed Era, in esilio per volere paterno. Qui forgiò il ferro e innalzò al cielo lapilli di lava e qui vide morire Empedocle, medico e mago greco che si dice morì gettandosi nel cratere del vulcano. Si narra che a Torre del Filosofo, poco distante dal Rifugio Sapienza, fino al XVIII secolo fossero visibili i resti dell’abitazione del filosofo.

Ma Efesto non vivrebbe da solo all’interno dell’Etna. Qui ci sarebbe anche il gigante Tifeo, intrappolato anche lui da Zeus e che scaglierebbe la sua rabbia per il triste destino con lava e terremoti. E proprio da lava e terremoti scappavano i fratelli Pii portando in spalla i vecchi genitori… non vi ricorda qualcosa questa storia? Si, anche Enea portava in salvo il padre Anchise fuggendo dal fuoco di Troia in fiamme.

E infine ci viene il dubbio, in questo universo di miti e leggende, che il gigante Polifemo si sia fatto aiutare da uno dei divini abitanti dell’Etna quando cercò di uccidere Ulisse a colpi di grandi massi lavici… che oggi altro non sono che i Faraglioni.

Se questi sono solo alcuni dei miti classici di Sicilia, tutti orbitanti intorno a quel grande e splendido vulcano che appare all’orizzonte da Catania a Enna, fino a Palermo, Messina e Siracusa, tante altre storie raccontano come i siciliani vissero il passaggio delle diverse dominazioni.

Basti pensare alle numerose storie ambientate al tempo degli scontri fra Angioini ed Aragonesi ed ai vespri siciliani. Un complimento di troppo nei confronti di un’affascinante signora fu, secondo il racconto, alla base dei vespri siciliani, scoppiati, dunque, per tutelare l’onore della distinta signora. Ma le donne, in Sicilia, sapevano respingere i pretendenti indesiderati in forme molto varie, come fece Gammazita che, pur di non cadere nelle grinfie di un soldato francese, preferì buttarsi in un pozzo.

Potremmo continuare senza sosta a raccontare le storie che nei secoli hanno alimentato il patrimonio orale siciliano, tramandato di genitore in figlio ed arricchito di sempre maggiori dettagli e variazioni tematiche.

Ma ciò che resta uguale nel tempo, sono i luoghi che queste storie raccontano. Vulcani alti più di 3000 metri con vista sul mare, borghi di pescatori, città e castelli abitati da fantasmi. E tutti si trovano in Sicilia.