Duomo di San Giorgio a Modica

La chiesa di San Giorgio a Modica è uno dei capolavori del barocco di Val di Noto, patrimonio UNESCO. La chiesa venne innalzata in epoca normanna e dedicata a San Giorgio come da volere del Gran Conte Ruggero d’Altavilla, cui il santo era apparso al fianco durante la battaglia di Cerami del 1091 aiutandolo nella vittoria contro gli Arabi. Un primo progetto di restauro fu sviluppato nel 1643, ma fu inutile per la catastrofe che seguì pochi decenni dopo, nel 1693. La ricostruzione venne allora affidata al siracusano Rosario Gagliardi, che aveva già seguito il progetto dell’omonima chiesa di Ragusa, e che ultimò la prima fase dei lavori nel 1738. A questa fase ricostruttiva ne seguirono altre che portarono al completamento della cappella del Ss. Sacramento del Ss. Crocifisso e all’ inizio dei lavori, nel 1761, della facciata e, nel 1791, della cupola. Lungo fu il cantiere di costruzione dei 36 metri della cupola, apertosi seguendo il progetto di Paolo Labisi, che completò solo il primo ordine, mentre solo nel 1834 furono ultimati l’ultimo ordine e la cuspide.

La chiesa è a croce latina con cinque navate e transetto. La navata centrale è divisa dalle altre da colonne in stile corinzio e si conclude nell’ abside centrale rettangolare ai cui fianchi si trovano cappelle laterali a loro volta sormontate da cupole. La chiesa conserva diverse opere di rilievo, alcune delle quali sopravvissute al terremoto del XVII secolo. Fra queste ricordiamo Eventi del Vangelo e della vita di San Giorgio, opera di Girolamo Alibrandi nel 1513 e L’Assunta, di scuola toscana, opera del manierista Filippo Paladini. Nella cappella di San Giorgio, si trova poi una statua del santo realizzata in materiale composito da un esule napoletano come forma di ringraziamento per l’ospitalità. Da ricordare infine, nel transetto, la meridiana del 1895, progettata dal matematico Armando Perini e di forma ellittica. Da notare come il mezzogiorno modicano si scosti di un minuto rispetto al resto d’Italia.

Scicli – centro storico e palazzo Beneventano

Il centro storico di Scicli, ricostruito dopo il terremoto del 1693 fa parte del circuito UNESCO del barocco di Val di Noto. I suoi numerosi palazzi e gli edifici sacri costruiti con la tipica pietra dorata della zona, hanno portato lo scrittore del primo Novecento Elio Vittorini a definire Scicli il posto più bello del mondo.

Grazie alla presenza di grotte carsiche, già in epoca preistorica si registra la presenza umana, come testimoniano i reperti rinvenuti nella Grotta Maggiore. Ad ulteriore testimonianza delle sue antiche origini è anche il nome del paese, che deriverebbe dal termine Siclis, che indica l’antico popolo dei Siculi, chiamati dagli antichi egizi Sheklesh. Il periodo di massima fioritura dei commerci fu durante la dominazione araba, tanto da essere citata per i suoi commerci dal noto storico arabo Edrisi. Città demaniale in epoca normanna e sveva, diventa parte della Contea di Modica  in epoca angioina ed aragonese, perdendo parte del suo slancio economico.

Scicli oggi è uno dei centri culturali e turistici più noti della Sicilia sud – orientale, grazie anche al successo riscosso dalla serie tv  Il Commissario Montalbano (Inspector Montalbano), che ha fatto del paese ragusano location privilegiata delle riprese della fortunata trasmissione tratta dai romanzi del siciliano Andrea Camilleri.

Ma è il barocco il vero protagonista di Scicli. Meritevole di mensione e considerato il più bel palazzo barocco di Sicilia, è Palazzo Beneventano. Situato alle pendici del colle San Matteo, fra la vecchia cittadella fortificata e la città settecentesca, l’edificio mostra diversi aspetti del barocco siciliano, fra cui le decorazioni degli esterni. I balconi, realizzati in ferro battuto, sono sorretti da elementi architettonici raffiguranti mascheroni e animali fantastici. Le teste di moro attorno allo stemma del casato richiamano invece la storia araba della città. Altro bell’ edificio barocco è il Palazzo Fava, caratterizzato dal bel balcone prospicente via San Bartolomeo, adornato da grifoni, teste di more e figure fantastiche a cavallo di puttini alati. In stile liberty, invece, l’altrettanto interessante Palazzo Spadaro. Sulla stessa via, la chiesa dedicata al santo rappresenta nella struttura esterna il passaggio dal tardo barocco al neoclassico. All’ interno, in un reliquiario del 1862, si trova una statua di Gesù Bambino nudo chiamata in siciliano cicidda d’oro che viene portata in processione la mattina di Natale. Da non perdere, infine, la visita della grotta delle cento scale, grotta carsica usata nel medioevo come camminamento segreto usato per l’ approvvigionamento d’acqua e che oggi ospita i presepi nel periodo natalizio.

Duomo di San Giorgio a Ragusa

Il duomo di Ragusa è uno dei maggiori esempi del barocco di Val di Noto, progettato da Rosario Gagliardi, fra gli architetti protagonisti della ricostruzione della Sicilia orientale successiva al terremoto del 1693. In origine, la chiesa si trovava in posizione più periferica, in prossimità del Giardino Ibleo, dove ancora oggi è possibile ammirare l’originale portale quattrocentesco in stile gotico – catalano. In seguito al terremoto rimasero integre solamente la facciata e parte della cappella maggiore e delle altre cappelle. Il cantiere del restauro venne inaugurato nel 1738 ma, a causa di alterne vicende, iniziò solamente nel 1744. Il progetto originario di Gagliardi prevedeva una facciata a torre che ingloba il campanile nel prospetto e finisce con cuspide a bulbo. I lavori di ripristino della facciata si conclusero nel 1755, donandoci una facciata su  due livelli, uniti da due coppie di volute con le statue dei santi Giorgio e Giacomo al livello inferiore e Paolo e Pietro al superiore. L’interno è a croce latina con absidi semicircolari. La cupola, in stile neoclassico, è innalzata nell’ incrocio fra transetto e navata centrale ed ha una doppia calotta.

Interessante è l’organo, opera della ditta “Serassi” di Bergamo, realizzato nel 1887 e fornito di 3368 canne. La perfezione dell’opera gli valse il nome di  Organum Maximum. Nella sacrestia, infine, è ancora possibile vedere i resti dell’ ancona in pietra calcarea realizzata da Antonio Gagini fra il 1573 ed il 1576.

Chiesa di San Pietro di Modica

Chiesa di Santa Maria di Betlem a Modica

Portale di San Giorgio

Santa Maria dell’Itria

Castello di Donnafugata

Loggiato del Sinatra

Circolo di conversazione

Palazzo Trifiletti

Palazzo La Rocca

Giardino Ibleo