CATANIA

Chiesa San Benedetto 

La chiesa di San Benedetto appartiene all’ omonimo convento, ancora oggi abitato da monache di clausura.

Il monastero fu qui edificato intorno al 1355 e comprendeva solamente quella che oggi è la badia grande.

L’attuale badia piccola, invece, era il monastero di Santa Maddalena e sarà annessa al complesso benedettino nel 1702, dopo il terremoto del 1693.

La chiesa fu edificata fra il 1704 ed il 1713 ed affrescata fra il 1726 ed il 1729 dal pittore messinese Giovanni Tuccari, che per la rapidità della sua opera venne nominato “fulmine della pittura”.

Nella volta sono identificabili tre diversi temi:

  • al centro sono dipinti il trionfo di San Benedetto, il suo viatico e la sua ascensione in Cielo;
  • sulle lunette sopra le finestre sono rappresentate tradizionalmente le virtù teologali e le virtù cardinali;
  • i quadrati fra le finestre raffigurano episodi della vita del Santo di Norcia, con riferimento al suo essere patrono d’Europa.
  • Sono riprodotti episodi di conversione di esponenti delle famiglie romane e di dialogo con la nobiltà barbarica.

Le pareti della chiesa sono decorate da due grandi affreschi, raffiguranti il martirio di San Placido e quello di Sant’Agata (opera di ignoti) e diverse tele datate XIX secolo.

Fra queste, si segnala il “San Benedetto” di Michele Rapisardi, alla destra dell’altare. Duramente rimaneggiato durante il II conflitto mondiale, l’olio fu restaurato dal Prof. Giovanni Nicolosi.

Entrando dal grande portone ligneo, sulla sinistra, è invece visibile   “San Michele, l’Arcangelo Gabriele e Tobiolo”, di Matteo Desiderato, artista dell’Ottocento siciliano.

Col passaggio dal sistema barocco a quello neoclassico gli affreschi del Tuccari, luminosi, pieni di colori e giochi prospettici, risultano distanti dal nuovo stile, più sobrio e meno dinamico.

Per questo, nel XIX sec. gli affreschi vengono intonacati di bianco.

Oggi ammiriamo le opere del Tuccari poichè una bomba, durante la II guerra mondiale,nel 1943, colpì la volta di San Benedetto creando uno squarcio nell’intonaco ed il parziale riaffiorare degli affreschi sottostanti.

Il restauro

Il restauro fu affidato alla direzione dell’architetto Armando Dillon, che diresse i lavori nel 1948, riportando al loro splendore originario gli affreschi dell’interno.

L’unico affresco non restaurato è quello raffigurante il martirio di San Placido che si presenta infatti con dei colori più tenui rispetto agli altri.

Nello stesso affresco, è ancora oggi individuabile con chiarezza traccia dell’intonaco che ricopriva le pareti.

Opposta all’altare, in diaspro di Sicilia, c’è la cantoria, in legno dorato. Qui, le suore si riuniscono ai vespri serali per la preghiera ed i cori.

Le religiose, per modulare le voci, si dispongono su due livelli: al piano basso siedono le suore le suore più anziane, in quello superiore le più giovani.