TAORMINA – GIARDINI NAXOS

Area archeologica di Naxos

L’ Area archeologica di Naxos fa parte del Parco Archeologico di Naxos-Taormina, costituito nel 2007.

Il parco  comprende, fra gli altri, il Museo Archeologico di Naxos e l’area archeologica adiacente, il Teatro antico e Villa Caronia a Taormina, il Museo Naturalistico di Isola Bella e  la chiesa dei Ss. Pietro e Paolo a Casalvecchio Siculo.

Naxos è la più antica colonia greca in Sicilia, fondata dai coloni provenienti dalla Calcide nel 734 a.C., che qui si insediarono in virtù della felice posizione per gli approdi provenienti dalla madre patria.

Dopo essere stata conquistata da Ippocrate di Gela nel 492 a.C., nel 476 a.C. Ierone di Siracusa deporta gli abitanti di Naxos a Leontinoi, fondando una nuova città sopra le mura della città arcaica.

Gli esuli  tornarono a Naxos solo dopo la caduta della tirannide siracusana, nel 461-460 a.C..

Naxos fu alleata da sempre con Atene e, per questo motivo, venne rasa al suolo dal nuovo tiranno di Siracusa, Dionigi I, nel 403 a.C., dopo la sconfitta ateniese nella guerra del Peloponneso.

Si può affermare, seguendo Strabone, che nel I secolo a.C., la città non esistesse più, ormai sostituita per importanza da Tauromenion, l’antica Taormina.

Nonostante ciò, sono state comunque l’abitato resistette fino al VI secolo d.C..

Gli scavi

Gli scavi condotti hanno evidenziato l’esistenza di due diverse aree urbane sovrapposte.

La prima, di età arcaica databile VII – VI secolo a.C., la seconda di epoca classica, ascrivibile al tempo di Ierone di Siracusa.

Quest’area abitata era formata da tre strade larghe – le plateiai – costruite in direzione est/ovest, tagliate da 14 strade più piccole in direzione nod/sud, dette stenopòi.

Questa griglia tracciava isolati abitativi, le insulae, di circa 39×160 m. Gli incroci stradali erano segnalati da basi quadrangolari poste all’angolo sud/est ed identificabili come altari.

Nell’angolo sud-occidentale della città sorgeva il santuario, dedicato ad una divinità femminile, probabilmente Era o Afrodite.

Al santuario si poteva accedere da due ingressi a nord, in direzione della città, e a sud, verso il mare.

Nel santuario ancora visibili i resti di due fornaci della fine del VII secolo a.C., un altare processionale a gradini del VI secolo a C. ed i resti di un tempio della fine dello stesso secolo.

Poco distanti, nei pressi della foce del torrente Santa Venere, ben identificabili sono le “mura ciclopiche”.

Val a dire la porzione di cinta muraria edificata con grandi blocchi di pietra lavica, forse della fine del VI sec. a.C., innalzata con la tecnica poligonale, per difesa dall’attacco di Ippocrate di Gela.

Il museo

Il Museo Archeologico di Naxos è strettamente connesso all’area archeologica attigua.

Il museo è ospitato all’interno di un fortino borbonico che ha inglobato un torrione cinquecentesco posto da Carlo V a difesa della costa dalle incursioni dei pirati.

La gran parte dei reperti conservati al museo, proviene da scavi compiuti a Naxos e sono esposti secondo criterio cronologico topografico.

Ai reperti provenienti dagli scavi dell’area di Naxos, si aggiungono dei materiali provenienti da Taormina e rinvenuti da Paolo Orsi, come quelli provenienti da Cocolonazzo di Mola.

Si tratta di corredi di tre sepolture, rinvenute nel 1919 e che testimoniano il contatto fra la popolazione locale – i Siculi – ed i nuovi coloni Greci.

Le sale al piano terra raccontano le fasi preistoriche del sito e la prima età coloniale.

Nel piano superiore sono esposti reperti provenienti dall’area sacra, da quella area urbana arcaica e classica e dalle necropoli.

Prima di raggiungere questa sezione del museo, il visitatore potrà notare raccolte di monete d’argento di età classica provenienti da colonie siceliote o della magna Grecia.

Appena fuori dal museo è visibile una porzione delle mura di fortificazione, mentre nella torre costiera cinquecentesca sono conservati reperti di archeologia subacquea rinvenuti nel litorale fra Naxos e Taormina.

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